Salvo D'Acquisto, nasce a Napoli il 17 ottobre del 1920 , nel quartiere del Vomero, da Salvatore D'Acquisto, nativo di Palermo e Ines Marignetti, napoletana. Primo di cinque fratelli, Franca, Rosario, Erminia, Alessandro.
Frequenta parte delle elementari e delle ginnasiali dai Salesiani all'Istituto Sacro Cuore. I professori lo definiscono riservato, prudente e di poche parole, i compagni lo ricordano altruista, sincero e difensore dei più deboli.
Ha una bella voce baritonale e frequenta per qualche tempo il conservatorio San Pietro a Maiella.
Nella primavera del 1939 riceve la cartolina militare per il richiamo di leva, qui prende la decisione di arruolarsi nell'Arma dei Carabinieri, seguendo così una lunga tradizione di famiglia, che ha visto come carabinieri già il nonno materno, due zii materni e uno zio paterno.
L'arruolamento realizza il suo ideale del "dovere come missione" a difesa dei più deboli e dei più umili, il suo desiderio di operare per la giustizia, un sentimento che lo guiderà per tutta la vita.
Salvo viene assegnato alla Legione Allievi Carabinieri di Roma.
Il 15 gennaio 1940 diventa Carabiniere.
Per qualche mese, Salvo presta servizio a Roma Sallustiana presso gli uffici del Sottosegretario per le Fabbricazioni di Guerra.
Siamo nel mese di Giugno 1940, l'Italia entra in guerra e Salvo viene inviato come volontario in Africa, cosa che si realizza il 15 novembre 1940, quando si imbarca a Napoli per Palermo, destinazione finale: la Tripolitania.
Dopo un mezzo naufragio della nave, Salvo sbarca a Tripoli il 23 novembre, con la 60^ Sezione Carabinieri per l'Aeronautica, che viene subito inviata in zona di operazioni.
Salvo è un ragazzo riflessivo, di poche parole. I colleghi gli vogliono bene per il suo carattere disponibile, cordiale, per la sua capacità di condividere gioie e dolori e per il suo spirito di solidarietà. Talvolta allieta i commilitoni cantando i classici della canzone napoletana e altri canto patriottico-militari.
Salvo è un punto di riferimento non solo per i commilitoni, ma anche per i familiari. Dal carteggio con i genitori si nota che egli condivide poco della facile retorica dell'epoca. Non solo non nutre odio verso i nemici, ma anzi auspica che, in futuro, «i rapporti internazionali possano essere dominati e guidati da spirito di collaborazione tra i popoli e dalla giustizia sociale».
Verso la fine del febbraio del 1941, Salvo viene ferito ad una gamba.
Tempo dopo tornato in Patria e superati brillantemente gli esami alla Scuola Centrale Carabinieri di Firenze, viene promosso vice brigadiere ed assegnato alla Stazione di Torrimpietra, una cittadina distante una trentina di chilometri da Roma.
Qui vive gli ultimi nove mesi della sua vita (in paese è amato e stimato da tutti) e da qui gli giungono le notizie delle tragiche vicende che vive la Nazione, la caduta del regime, l'armistizio dell'8 settembre e poi lo sfacelo generale.
La sera del 22 settembre 1943, un soldato di un reparto di SS insediatosi in una caserma abbandonata della Guardia di Finanza, rimane ucciso per lo scoppio di una bomba, due rimangono feriti, si dice forse per via di un incidente.
La mattina seguente, il comandante del reparto tedesco, recatosi a Torrimpietra per cercare il comandante della locale stazione dei Carabinieri, vi trova il vice brigadiere D'Acquisto, al quale ordina di individuare i responsabili dell'accaduto. Salvo tenta inutilmente di convincerlo che si è trattato di un incidente.
Più tardi, Torrimpietra è circondata dai tedeschi e 22 cittadini vengono rastrellati, caricati su un camion e trasportati presso la Torre di Palidoro, per essere fucilati.
Salvo prova ancora una volta a convincere l'ufficiale tedesco della casualità dell'accaduto, ma senza esito. I tedeschi costringono gli ostaggi a scavarsi una fossa comune, alcuni con le pale, altri a mani nude.
Per salvare i cittadini innocenti, Salvo si autoaccusa come responsabile dell'attentato e chiede che gli ostaggi vengano liberati.
Subito dopo il loro rilascio, il vice brigadiere Salvo D'Acquisto viene freddato da una scarica del plotone d'esecuzione.